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Archive for aprile 2013

marcella

“Marcella  ci ha lasciati. Bella, dolce, sorridente, discreta, raffinata, gentile, sempre affettuosa, mai un gesto scortese con nessuno, generosa con tutti, allegra, sottilmente spiritosa. Ha percorso la vita con affettuosa responsabilità, solarità e ottimismo ed è stata bravissima in tutto: figlia, compagna di classe ed amica, studentessa, insegnante,  moglie, madre e nonna straordinaria dalla voce armoniosa e  tenero sorriso”. Così raccontano Marcella le sue compagne di classe ora che la classe è solo la memoria di grembiuli che nessuno porta più. Io l’ho vista da “adulta” due sole volte e la potrei raccontare come loro che la  frequentarono  a lungo. Quello che siamo lo siamo una volta per tutte e l’empatia e la solarità restano nonostante  rughe e dispiaceri, come lo stesso accade per l’animo ingarbugliato e oscurato dalla gelosia e dalla solitudine. Si chiude la nostra strada senza preavviso, nonostante  gli stridori e i cigolii.  E’ come il terremoto che ci avvisa pochi secondi prima, con la scossa premonitrice che non ci lascia uscite o  è come  la brezza che solleva alta la cresta delle onde?.  Il misterioso inquisire della mente non trova risposte ma le faranno eco i sorrisi di chi, nonostante il rito, l’incenso, il registro all’entrata, non può arrestari pur restando  discreto e sommesso. I sorrisi sono il saluto a Marcella che sorridente è disegnata negli animi ed è sempre la stessa giovanetta sconosciuta eppure familiare. Le litanie del rito oggi, avvertivano che nuove disposizioni liturgiche impongono di evitare saluti personalizzati che possono essere banali. Chi dice cosa è banale per ognuno di noi ? chi  può elencare i fattori di banalità  in coloro che declamano la propira tenerezza e il proprio tormento nel distacco.? La foto dell’amico  fraterno, poggiata  sulle sue vesti  che  saranno il suo  sudario, è banale?. Banale vuol dire frequente, molto diffuso, ripetuto da molti. E’ banale amare, rimpiangere, non consolare subito il dolore? allora eleviamo calici alla banalità, nostra sorella. I fattori di stress sono molti e il distacco da persone e abitudini sono alla base della piramide. Banali sono in genere i modi per adattarsi al rimpianto, al silenzio, alla mano che non  si tende più verso di noi, allo sguardo che non ci consolerà, alla parola che resterà nel ricordo. Ben venga la banalità e povero lo spirito di coloro che hanno decretato il silenzio del flusso banale di piccole voci di commiato. Ma la nostra amica, ha avuto in dono  i sussurri e i sorrisi di figli, compagni di banco e di avventure e anche di chi l’ha conservata nel cuore con solo due francobolli di sguardi ora lunghi quanto i fiumi verso il mare. Morire si..ma non disperdersi, questo è il banale mormorio di noi tutti stretti nel saluto finale all’amica di ieri e di domani. Quando i vagoni del trenino saranno tutti riempiti e stracolmi, allora  finalmente fluirà la banale emozione come  acqua sorgiva  fra i sassolini che  si ritroveranno.

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