Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for settembre 2011

Appartenere

Quando negli anni ’80 E. Fromm si interrogava sul significato della libertà per l’uomo moderno, forse non immaginava che l’uomo postmoderno  ne rimanesse  invischiato. Nei decenni a seguire si è visto infatti che non solo i bisogni incoercibili fisiologici condizionano la  libertà, ma  il bisogno altrettanto potente di evitare la solitudine non tanto fisica quanto “morale”. Quest’ultima che è  data “dall’essere completamente  isolati da valori, simboli, modelli ”, comporta il rischio pressochè certo di scivolare nella disintegrazione mentale al pari di come “l’inedia fisica conduce alla morte.” Non per  l’assenza di un contatto fisico si definisce quindi  lo stato di solitudine, ma  per l’assenza di rapporto con valori e  idee  verso  o da un amore,  amici,  compagni o estranei. L’idea o il valore che ci unisce o separa dall’ “altro”, quella è l’energia che ci rende l’appartenenza. Non si è moralmente abbandonati se l’altro vive nella memoria e nel sentimento delle idee e degli orientamenti . Così la patria resta un valore di appartenenza anche se ne viviamo lontani e i compagni di lavoro restano nei ricordi e ne rammentiamo i sogni e le fantasie..Dei figli lontani amiamo o rimpiangiamo scontri, inerzie, fughe, passioni. I genitori lontani o morti restano nella memoria per gesti e valori e credo o divieti sia che in noi creino ostilità o tenerezza, ma pur sempre “appartenenza”. Ogni genere di rapporto dal più nobile al più meschino è un valore rispetto al degrado del sentimento di abbandono. Il bisogno pressante di evitare l’isolamento è riassunto da Balzac in una frase del testo “Sofferenza dell’inventore” che recita…”l’uomo ha in orrore la solitudine e in specie quella morale…e il suo primo pensiero  è avere qualcuno che condivida il suo destino..”.  L’uomo impiega ogni sua energia per dare un significato e un orientamento alla propria esistenza e per farlo, sviluppa forze potenti fin dall’ infanzia mentre traccia le tappe del suo cammino che pur proiettato verso l’ “individualità”, cerca comunque il mondo. Ma in questo  percorso quale libertà perderà o raggiungerà l’uomo e quale e quanta sottomissione dovrà accettare per “salvarsi” dai mille rischi di solitudine e ansia che la libertà  “regala”?. La perenne dialettica fra “crescente individuazione e crescente libertà”  si ripropone ogni volta che  si transita dalla condizione di   Liberi Da (per es  da una dolce schiavitù dalla famiglia, da un amore, dal clan, dal lavoro ecc), a quella di Liberi Di che  non sempre  si traduce  in una  capacità di  realizzare l’ individualità così misteriosamente sconosciuta da essere inseguita fino al nostro ultimo istante!

 

Annunci

Read Full Post »