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Archive for gennaio 2010

defectus validi consensus

Nel 1985, affiancavo per lo svolgimento dei suoi casi, un noto psichiatra perito della Rota Romana, oggi deceduto.
In quell’anno apparve un suo articolo “rivoluzionario” per i tempi e l’argomento, visto che l’esperto articolava intorno al taglio psicologico da dare al concetto di “consenso” dei nubendi che –diceva- “aggiunge luce … al consenso che va dato in modo non solo manifesto ma in condizioni psichiche da rendere l’atto libero, autonomo, pienamente consapevole”…. Ciò perché il patto matrimoniale implicito nel consenso, costituisce l’inizio di una serie di condizioni estremamente impegnative che, in riferimento al patto stipulato, ne garantiscono la validità”.
Il consenso non solo quindi espressione manifesta di una volontà, ma sinergico ad una manifestazione di unione ..ed inizio del “consortium vitae et amoris”.
Aggiungeva l’autore dell’articolo : “L’importanza del fattore consenso è nelle modalità con cui le condizioni del patto sono elaborate nella relazione duale. Di questo fanno parte integrante lo scambio oblativo , la comprensione, la sopportazione scambievole che si riassume nella continua comunicazione interpersonale fatta in senso verbale, non verbale, meta comunicata, fra le parti e all’interno di sistemi complessi macro e micro come la società e la famiglia”.
“Dove la comunicazione non si è formata su una valida relazione interpersonale, i pesanti problemi della vita e le caratteristiche della personalità non evidenti per insufficiente relazione comunicativa, possono causare crollo dell’unione”.
Al riguardo, ci sono autori che dichiarano “l’incapacità psicologica come causa di nullità” sottolineando che molte persone appaiono apparentemente ”sane” se vivono da sole, ma “crollano” se condotte a vivere con altri. Ciò sottolinea  l’importanza non solo del consenso  ma della “capacità dei soggetti di instaurare stabilmente la relazione interpersonale”.

E dove questo non accade…sono guai!
Un mio indimenticabile compagno…ha tentato a lungo di invocare questa strada maestra della relazione interpersonale viziata da difetto psicologico del suo primo partner….Dopo anni di porte chiuse, ha tradotto in logaritmi e formule la sua personale causa di annullamento…e si è dato pace..adeguandosi a separazione e divorzio..e, finalmente felice, ha infilato la strada di un secondo e ultimo matrimonio, civile “of course”
Riguardo questo ultimo passaggio i tempi attuali hanno tradotto questo “vissuto” complesso, creando una sorta di sinonimo tra amicizia , passione e seduzione…dando vita  a numerose coppie di amanti più che di persone unite da amore interpersonale, come effetto  di una  terremotata area sociale: quando il gioco si fà duro,  la società civile scampa al terremoto e dopo aver chiarito a se stessa che, rispetto alla psicologia individuale, la differenza tra amore e amicizia è che nel primo le personalità si trasfondono, nell’altra le si conservano distinte…si rende la vita più semplice.
Per questo si diffondono sempre più unioni “di fatto” che qualcuno ha bisogno di mascherare con riti e rituali “pagani” di “ matrimonialità” in base alla cultura, i ruoli, le tradizioni, ma per lo più goliardiche e liberatorie.
Oltre questa modalità diffusa anche nel nostro paese, trovo altrettanto illuminante una più recente alternativa da noi non presente, che in molte sedi europee, prevede registri di parternerships per regolare i rapporti di coppie etero o omo che, nel formulare l’impegno di reciprocamente assistersi per ragioni le più svariate e con strategie individualmente scelte,…non declamano l’osmosi della personalità ma anzi ne sottolineano e garantiscono la distinzione pur nella reciproca amorevole amicizia.
Benvenuta Europa…ogni tanto!

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pagherò

quando usciamo dal ristorante..o stiamo per farlo,  ..chiediamo il conto e paghiamo…..Ma ci avete mai pensato che  paghiamo cose che abbiamo già consumato!  il mistero di questo comportamento…dove  si nasconde? gli oggetti del ristorante sono i soli   che hanno questo trattamento. Il resto, anche se di tipo alimentare, lo  prendiamo..lo portiamo alla cassa con noi..lo paghiamo e poi..nel tempo lo consumiamo….resta con noi, fa parte del nostro mondo, lo curiamo, rifiutiamo, prepariamo..per dar corpo a un desiderio che  si trasforma   ogni volta…ma al ristorante..no!..non prendiamo una promessa di benessere….no!   Paghiamo  un sogno già esaudito da altri, una  promessa svuotata di desiderio..magari addirittura delusa! Paghiamo ..il consumato..l’irrimediabilmente distrutto…”Lei ha consumato”…..e mi deve perciò-…..”    come se avessimo infranto la vetrina o sporcato l’arredo!

Abbiamo di ciò coscienza o   il nostro iniziale desiderio ci è anche sfuggito?quel  desiderio lo avevamo organizzato o  è  di altri, lo abbiamo copiato da tempo  o li per lì nasce improvviso  leggendo il menu, ascoltando i rumori e gli odori entrando..o sbirciando nei piatti degli antispasti, stesi come foto di corridoio nell’atelier…..o corpi di  dame  seducenti  che occhieggiavano  dai vecchi divani delle “casine”…per farsi scegliere..o ci hanno  convinti i sorrisi  o i bronci dei commensali che sono lì prima di noi?! Su quale garanzia…di soddisfazione poggiamo? Nessuno ci promette  che saremo rimborsati se non  ci piace…..è come da bambini un tiro a segno  della giostra. Un sorriso, una luce e una musica…il colpo in canna  e  tentiamo la sorte …soldi contro speranza..Ma fuori da quel  quadrato di ring colorato con i fiorellini più o meno finti…non faremmo mai un patto così  “audace”..chiederemmo  garanzie ad oltranza…così invece  ordinianiamo, chiediamo, ci facciamo accarezzare dai velluti delle  insistenze: vuole altro? posso portarle altro..desidera??..è un trionfo  di attenzioni…siamo al centro di un microcosmo  che si interessa di noi!! Fuori di li..torniamo  muti fra simili..che non hanno alcun interesse ai nostri desideri. E’ una civiltà degli eccessi si legge, cibo come rito feticcio di benessere..tutti  si battono il petto…e poi…paghiamo  un sogno  che non avevamo neanche raccontato a noi stessi… assaggi  step by step.. come i vecchi cartocci meridionali con i fritti   ammucchiati..antesiniani di un  finger food  …che sembra rivoluzionario ed è solo vecchio.  Quanto ci costa il desiderio..di volta in volta, pietanza  per pietanza,  boccone  dopo boccone…Se frammentassimo  come in un puzzle l’orosensorialità percepita durante il rito delle attenzioni ???  Come riprenderci il desiderio.. per capire  cosa abbiamo desiderato : il gusto,  la compagnia, il ruolo, lo stupore, il prestigio, la noia, la fatica….recuperando anzichè disperdendo  l’emozione…che  ci abbandona e si rintana fra odori, parole, musiche…percezioni e profumi…che ce la rimandano  trasmutata.. in prove…d’ osteria!!

entro nella  mia avventura  che  sarà  la nostra spero

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